Chiesa di San Giovanni in Bragora
Le origini della chiesa – nella zona detta “Gemino”, estremo meridionale di Rivo Alto – sembrano assai antiche dal racconto agiografico di San Magno, poi si ha un sempre maggiore sviluppo con l’arrivo delle reliquie di San Giovanni Battista nel X secolo e San Giovanni Elemosinario nel XIII secolo. Nel Rinascimento appaiono quindi, anche in relazione con le trasformazioni del campo e con la ricostruzione della chiesa, figure fondamentali come papa Paolo II Barbo, il futuro doge Andrea Gritti, i pittori Cima da Conegliano e Alvise Vivarini, e lo scultore Alessandro Vittoria. Si stringe inoltre il legame con le attività economiche della zona grazie alle confraternite come quelle di filacanevi e sabbionai, mentre sul campo si tengono feste, commedie e, più tardi, giochi popolari. Anche la presenza degli stranieri in zona è notevole – greci, dalmati, furlani, cavalieri di Malta e fiorentini. Quindi chiesa e campo sono un vero simbolo del tessuto urbano di Venezia ove sa realizzarsi una ricca fusione fra vita locale e realtà internazionale. Nella tarda età moderna la vita della chiesa e della parrocchia è animata dall’attività di Antonio Vivaldi e poi, nel diciannovesimo secolo, da quella del drammaturgo Giacinto Gallina. Nel ‘900 l’area resta di grande vivacità grazie ad una notevole densità di popolazione, fino al secondo dopoguerra e alla chiusura dell’Arsenale. In questo periodo la chiesa è interessata a importanti opere di restauro.